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 La Storia del Borgo 
Nel XII secolo, Camerlata faceva parte della località Morsengiana; la zona era tutta coperta di boschi, attraverso cui serpeggiavano due soli sentieri che conducevano verso la città murata: la prima mulattiera correva, più o meno, sull'attuale percorso di via Teresa Rimoldi; l'altra correva lungo la riva sinistra del Fiume Aperto dove esistevano già alcuni mulini ad acqua. Oggi la via si chiama "dei Mulini". Prima di arrivare in città, la stradina doveva superare la fortificazione esterna detta "La Traversa", che difendeva Como dal lato sud. L'edificio più importante era la basilica di San Carpoforo, che fu la prima cattedrale di Como. Intorno alla chiesa sorgevano molte catapecchie col tetto di paglia, coi muri in sassi, senza pavimenti, senza vetri e senza servizi: erano occupati dai villici che coltivavano i campi della basilica. Sul colle Baradello c'era già una rocca, che alcuni fanno risalire al re longobardo Liutprando; altri addirittura ai romani: Federico Barbarossa nel 1159 la potenziò per ovvie ragioni militari e di prestigio. Il castello fu poi diroccato dagli spagnoli invasori. Il toponimo "Camerlata" compare negli scritti risalenti al XVII secolo. Secondo alcuni studiosi deriverebbe da un'osteria, chiamata "Portich dei du merli", per altri ricercatori da una "cà merlata" (casa con merli architettonici) che sorgeva accanto alla basilica di San Carpoforo.

LA BASILICA DI SAN CARPOFORO


La basilica Paleocristiana 
Secondo la tradizione, il Cristianesimo delle origini a Como avrebbe avuto come prima sede e come primo episcopio la Basilica Paleocristiana di San Carpoforo: essa sarebbe sorta alla fine del IV secolo, per volere del primo Vescovo Felice, consacrato e inviato a Como nel 386 d.C. da Sant'Ambrogio, vescovo di Milano; fu edificata sul luogo (e, probabilmente, utilizzando le strutture) del preesistente tempio dedicato a Mercurio, nei pressi di un cimitero paleocristiano, sull’antica via Regina, la principale arteria di comunicazione che correva esterna alle mura della città.

La tradizione ci racconta ancora che quest'antica chiesa dei cristiani di Como fu dedicata al protomartire Carpoforo, ucciso in quel bosco sulla collina insieme a sei compagni, mentre con Fedele e altri ufficiali e soldati romani della Legione Tebea, era in fuga da Milano, durante la persecuzione di Diocleziano e Massimiano del 303-305 d.C. In San Carpoforo dunque il Vescovo Felice tumulò le spoglie dei martiri perché fossero venerate, e presso queste reliquie anch'egli volle essere inumato dopo la morte.

 

La basilica Romanica e il Monastero

All'epoca dei Longobardi, nel 724 d.C., l'edificio paleocristiano sarebbe stato ingrandito e restaurato grazie a una donazione di re Liutprando.

L'attuale basilica sorse nella prima metà dell'XI secolo, probabilmente a partire dal 1025, nelle inconfondibili forme del Romanico Comacino; fu consacrata nel 1040, sempre con la dedicazione a San Carpoforo, dal Vescovo Litigerio che vi annesse anche un monastero Benedettino Cluniacense, detto dei Sette Ordini, a motivo forse delle prebende che l'abbazia ricavava da tutti gli ordini ecclesiastici.

Un secolo dopo, nel 1159, anche l'imperatore Federico Barbarossa confermava la protezione imperiale al monastero, conferendovi altri beni che, insieme alle assegnazioni fatte nell'anno 1146 da un altro vescovo comense, Ardizzone, consentirono all'Abbazia di arricchirsi di feudi fino in Valtellina e nel Luganese e di essere fiorente fin verso il 1400.

Dopo varie vicissitudini, il monastero venne soppresso nel 1773.

La basilica divenne la sede della Parrocchia del borgo di Camerlata fino al 1932, quando con grande pompa furono traslate le spoglie di Carpoforo e Felice nella vicina chiesa di Santa Brigida, nel frattempo neocostituita in parrocchia.

In epoca moderna il complesso fu riscattato nel 1916 dalle suore francesi Custodi Adoratrici dell'Eucarestia di St. Aignan, che durante la seconda guerra mondiale adibirono parte del convento e addirittura la chiesa a ospedale militare; con esse si fusero nel 1968 le Suore dell'Assunzione per costituire l'attuale Istituto San Carpoforo.



LA FONTANA DI PIAZZA CAMERLATA

La Fontana di Camerlata, che svetta al centro della piazza e con la sua successione di cerchi e sfere sembra sfidare la forza di gravità, è stata progettata nel 1936 da Cesare Cattaneo, figura di spicco della seconda generazione del razionalismo comasco, amico e collaboratore di Giuseppe Terragni, e Mario Radice, protagonista dell'astrattismo italiano e capofila dello storico Gruppo Como.
Essa fu commissionata dal Comune di Como per riqualificare uno dei luoghi d'ingresso alla città, piazzale Camerlata, già allora transitata da molti veicoli nelle quattro direzioni di marcia (Varese, Como, Milano e Cantù).
Data la destinazione urbanistica del monumento, i progettisti idearono tale combinazione di anelli e di sfere ispirandosi alla pila di Alessandro Volta. La fontana venne costruita in forma temporanea per la VI Triennale di Milano del 1936, e poi demolita e nuovamente assemblata in piazza Camerlata (ai tempi piazza Corsica) nel 1962.
Esempio di equilibrio statico in ambiente dinamico, la fontana era stata concepita come monumento al dinamismo del grande traffico cittadino, e doveva quindi essere vista in movimento dall'auto che girava intorno.
La fontana è stata più volte oggetto di restauro, l'ultimo dei quali nel 2001. In anni recenti qualcuno, provocatoriamente, ha proposto di spostarla dalla sua sede naturale per portarla in piazza Cavour. Camerlata risponde con uno sberleffo d‟autore: “Ma ci faccia il piacere!”.

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